La battaglia tra Elon Musk e Sam Altman: origini, verdetto lampo e cosa c’è davvero in gioco
La clamorosa battaglia legale tra Elon Musk e Sam Altman ha vissuto una svolta radicale e improvvisa.
Una giuria federale consultiva di Oakland (California) ha respinto tutte le accuse di Musk contro OpenAI, Altman, Greg Brockman e Microsoft. Il caso si è chiuso non per una sentenza di merito, ma per un motivo tecnico: la prescrizione. Musk ha già annunciato il ricorso.
Per capire come si sia arrivati a questa conclusione fulminea e su cosa si baserà il ricorso di Musk, è necessario riavvolgere il nastro fino alle origini della storia.
Da dove nasce questa storia e come si arriva alla rottura
Nel dicembre 2015, Elon Musk, Sam Altman, Greg Brockman e altri fondano OpenAI come organizzazione non-profit con l’obiettivo ambizioso di sviluppare l’intelligenza artificiale in modo sicuro e a beneficio dell’umanità intera. L’idea era contrastare il monopolio di giganti come Google, mantenendo la tecnologia open-source e senza fini di lucro. Musk contribuisce con decine di milioni di dollari (circa 38-50 milioni secondo le diverse ricostruzioni).
La frattura tra i due avviene nel 2018. Musk vorrebbe assumere il controllo totale di OpenAI per accelerare lo sviluppo e competere più efficacemente con Google. Altman e gli altri rifiutano. Musk non le prende bene e lascia il consiglio di amministrazione - siamo nel febbraio 2018 - e interrompe i finanziamenti motivando pubblicamente la scelta con un potenziale conflitto di interessi legato a Tesla.
Senza i fondi di Musk, OpenAI affronta difficoltà economiche. Nel 2019 crea un braccio “a profitto limitato” (capped-profit) e stringe una partnership strategica con Microsoft, che investe miliardi. Negli anni successivi OpenAI evolve ulteriormente verso una struttura commerciale, fino alla transizione in Public Benefit Corporation (società a beneficio pubblico ma orientata al profitto). A questo punto Musk accusa i fondatori di aver tradito la missione originaria.
Torniamo all’oggi: perché la battaglia legale si è conclusa così rapidamente?
Il processo, durato poco più di tre settimane, si è interrotto bruscamente il 18 maggio 2026. Dopo meno di due ore di deliberazione, la giuria unanime ha stabilito che Musk aveva aspettato troppo a lungo per intentare causa.
La giudice distrettuale statunitense Yvonne Gonzalez Rogers ha avallato la decisione. Secondo la legge della California, il termine di prescrizione (statute of limitations) per questo tipo di azioni è di 3 anni. La giuria ha ritenuto che Musk fosse a conoscenza dei piani di trasformazione for-profit di OpenAI già dal 2017-2021, rendendo la causa del 2024 tardiva. Di conseguenza, il giudice ha archiviato il caso senza entrare nel merito specifico delle accuse di violazione della fiducia benefica e ingiusto arricchimento.
Musk non si è arreso e ha già annunciato che la battaglia non è finita: ma su quali basi intende fare ricorso?
Musk ha reagito immediatamente pubblicando su X definendo la sentenza sottolineando il “cavillo temporale” (calendar technicality) e promettendo appello. Il suo team legale, guidato tra gli altri da Marc Toberoff, ha confermato che la guerra “non è finita”.
Le basi del ricorso si concentreranno (pare) su tre elementi principali. Il verdetto non ha toccato il merito delle accuse (non è stato stabilito che OpenAI non abbia tradito la missione non-profit). Il “danno” reale e il consolidamento della struttura commerciale si sarebbero materializzati solo in tempi recenti (partnership deepen con Microsoft e piani di ristrutturazione), rientrando potenzialmente nei termini. Infine Musk e i suoi avvocati spingono affinché le autorità (incluso il Procuratore Generale della California) verifichino la legittimità della conversione da non-profit a for-profit, sostenendo che non si possa “saccheggiare” una fondazione benefica e farla franca grazie a una scadenza.
Gli esperti ritengono però che l’appello sarà parecchio in salita, poiché le corti d’appello tendono a rispettare le valutazioni fattuali della giuria sul tema della prescrizione.
Questa battaglia legale è mosso solo da grandi ideali etici?
Oltre la retorica sulla sicurezza dell’umanità, lo scontro nasconde in realtà una guerra con una posta in termini di denaro, potere e controllo del futuro dell’IA.
L’IPO da quasi un trilione di dollari
La vittoria legale rimuove un grosso ostacolo ai piani di OpenAI, valutata intorno agli 850 miliardi e in preparazione per un’IPO potenzialmente da 1.000 miliardi tra fine 2026 e 2027. Questo rassicura Microsoft (principale investitore) e gli altri azionisti.
Competizione diretta
Musk ha fondato xAI proprio per competere con OpenAI. Rallentare o danneggiare Altman avrebbe avvantaggiato le sue aziende nella corsa all’AGI.
Ego e rimpianto
Nel corso del processo è emersa la tesi di OpenAI secondo cui Musk agirebbe mosso dal rimpianto per aver abbandonato l’azienda che aveva co-fondato, poco prima che diventasse una delle più potenti al mondo. Musk ribatte che il successo di Altman è costruito su un tradimento della promessa originaria.
A prescindere dalle forti emozioni che si muovono dietro i colpi di teatro in tribunale, l’interrogativo alla base di questa battaglia in realtà è solo uno: chi controllerà la tecnologia più dirompente del secolo? La storia quindi è tutt’altro che finita. L’appello di Musk e le mosse future di entrambe le parti determineranno forse - al di là delle loro storie personali- anche la direzione etica e commerciale dell’intelligenza artificiale.
Fonti:
NPR: https://www.npr.org/2026/05/18/nx-s1-5822366/musk-altman-openai-jury-verdict-claims-dismissed
The Wall Street Journal: https://www.wsj.com/tech/ai/jury-sides-with-openai-sam-altman-in-case-brought-by-elon-musk-933240ff
Reuters: https://www.reuters.com/legal/government/elon-musk-loses-lawsuit-against-openai-2026-05-18/
Reuters (IPO OpenAI): https://www.reuters.com/business/openai-lays-groundwork-juggernaut-ipo-up-1-trillion-valuation-2025-10-29/


