La scorsa settimana una giuria della California ha pronunciato un verdetto destinato a segnare un prima e un dopo nel rapporto tra piattaforme digitali e utenti.
Non voglio spostare l’attenzione da questo tema molto importante.
Tuttavia, oltre ai « social », penso ci siano altre cose dannose, sicuramente in maniera diversa.
Non ho mai capito, per esempio, perché il « Grande Fratello » ha (o aveva) un canale 24/24 dove la gente poteva seguire la vita dei topini in ogni momento. Ma chi ha il tempo di farlo? Pero’ se il canale c’e’ , probabilmente piu’ persone seguono.
O « le serie ». Io sono ormai vecchio, sicuramente. Ma sento che esistono moltissiméserie, su network televisivi diversi. Ancora una volta: ma chi ha tempo? Eppure ne producono sempre di piu’, quindi tanti le guardano.
La sensazione e’ che, oltre ai social, sempre piu’ persone sono assorbite da vite parallele.
E capisco che per i genitori di oggi sia molto difficile abituare i figli a vivere la vita vera.
Si, forse un pô fuori tema ma, come dice lei, neanche tantissimo.
Il punto d’incontro tra le due cose è, a mio parere, proprio la responsabilità (individuale ? Famigliare? Sociale?) di fronte a fenomeni che si impossessano della mente e dell’anima di giovani (ma non solo).
Io non ho la soluzione.
Già impedire l’accesso ai docial ai minori di XX anni mi sembra un buon punto di partenza.
Penso che se RAI e MEDIASET si impegnassero a trovare contenuti diversi per occupare i minuti cerebrali delle persone, potrebbe essere un buon passo (non definitivo perché poi uno si sposterebbe su altre offerte… ma se mai s’inizia).
Questo potrebbe voler dire mettete in discussione una delle eredità di Costanzo, ma tant’è…
Dico solo che avere OGGI figli da crescere non deve essere un a cosa semplice. Non penso lo sia mai stata ma oggi…
Pensare che un genitore normale, che lavora sempre di più, si occupa delle questioni giornaliere e manda avanti una famiglia possa anche solo minimamente pensare di competere con un’infrastruttura digitale progettata da ingegneri e miliardari per rubare il tempo che i figli passerebbero con lui, è quantomeno inverosimile.
Oltre che l’oggettivo vantaggio competitivo dato dagli algoritmi, le Big Tech dispongono di un’asimmetria informativa favorevole in questa guerra dell’attenzione. Sanno per filo e per segno gli effetti precisi che il cellulare e i social hanno su ogni ragazzo. La maggior parte delle famiglie ignora queste dinamiche. Gli studi ci sono, è vero, ma se si pensa che la famiglia media sia ne sia al corrente, forse non si ha molto chiaro il concetto di famiglia media, che non può - e né deve essere costretta a - leggere Haidt in massa per non vedere la salute mentale dei figli deteriorarsi a causa dei dispositivi digitali.
Serve una campagna informativa su larga scala per le famiglie. E sopratutto, serve una regolazione da parte di un potere esterno alle Big Tech, che abbia la forza di opporsi al loro strapotere. Non a caso, lo Stato australiano e quello spagnolo si stanno già muovendo in questo senso.
Non voglio spostare l’attenzione da questo tema molto importante.
Tuttavia, oltre ai « social », penso ci siano altre cose dannose, sicuramente in maniera diversa.
Non ho mai capito, per esempio, perché il « Grande Fratello » ha (o aveva) un canale 24/24 dove la gente poteva seguire la vita dei topini in ogni momento. Ma chi ha il tempo di farlo? Pero’ se il canale c’e’ , probabilmente piu’ persone seguono.
O « le serie ». Io sono ormai vecchio, sicuramente. Ma sento che esistono moltissiméserie, su network televisivi diversi. Ancora una volta: ma chi ha tempo? Eppure ne producono sempre di piu’, quindi tanti le guardano.
La sensazione e’ che, oltre ai social, sempre piu’ persone sono assorbite da vite parallele.
E capisco che per i genitori di oggi sia molto difficile abituare i figli a vivere la vita vera.
Grazie di avermi letto e di aver dato questo lungo spunto di riflessione (un po’ OT, ma non troppo, e comunque interessante).
Della difficoltà delle famiglie, se ha letto il mio articolo, ne parlo con chiarezza. Parlo anche della responsabilità sociale.
Si, forse un pô fuori tema ma, come dice lei, neanche tantissimo.
Il punto d’incontro tra le due cose è, a mio parere, proprio la responsabilità (individuale ? Famigliare? Sociale?) di fronte a fenomeni che si impossessano della mente e dell’anima di giovani (ma non solo).
Io non ho la soluzione.
Già impedire l’accesso ai docial ai minori di XX anni mi sembra un buon punto di partenza.
Penso che se RAI e MEDIASET si impegnassero a trovare contenuti diversi per occupare i minuti cerebrali delle persone, potrebbe essere un buon passo (non definitivo perché poi uno si sposterebbe su altre offerte… ma se mai s’inizia).
Questo potrebbe voler dire mettete in discussione una delle eredità di Costanzo, ma tant’è…
Dico solo che avere OGGI figli da crescere non deve essere un a cosa semplice. Non penso lo sia mai stata ma oggi…
Pensare che un genitore normale, che lavora sempre di più, si occupa delle questioni giornaliere e manda avanti una famiglia possa anche solo minimamente pensare di competere con un’infrastruttura digitale progettata da ingegneri e miliardari per rubare il tempo che i figli passerebbero con lui, è quantomeno inverosimile.
Oltre che l’oggettivo vantaggio competitivo dato dagli algoritmi, le Big Tech dispongono di un’asimmetria informativa favorevole in questa guerra dell’attenzione. Sanno per filo e per segno gli effetti precisi che il cellulare e i social hanno su ogni ragazzo. La maggior parte delle famiglie ignora queste dinamiche. Gli studi ci sono, è vero, ma se si pensa che la famiglia media sia ne sia al corrente, forse non si ha molto chiaro il concetto di famiglia media, che non può - e né deve essere costretta a - leggere Haidt in massa per non vedere la salute mentale dei figli deteriorarsi a causa dei dispositivi digitali.
Serve una campagna informativa su larga scala per le famiglie. E sopratutto, serve una regolazione da parte di un potere esterno alle Big Tech, che abbia la forza di opporsi al loro strapotere. Non a caso, lo Stato australiano e quello spagnolo si stanno già muovendo in questo senso.
Grazie del commento così lungo e appassionato. Condivido molte cose che infatti sono scritte nel mio articolo.