Navi fantasma, GPS manipolato e la nuova guerra invisibile nello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz, nel cuore dell’Asia meridionale, è da decenni un punto nevralgico per il commercio energetico mondiale. Attraverso questo corridoio marittimo transita una quota significativa del petrolio e del gas liquefatto del pianeta.
Tra tutti gli spazi marittimi, Hormuz rappresenta un punto nodale, nonché una strozzatura attraverso la quale oggi vediamo esercitare forme di potere decisive. Il mare del resto, non è solo una distesa liquide da solcare, ma è un territorio strategico, un teatro di invisibili di arti politiche, dove si scambiano strumenti di pressione economica e diplomatica.
L’Iran lo sa bene, e nel corso degli anni ha imparato ad agitare la minaccia di bloccare lo Stretto come arma di dissuasione, consapevole che anche una minaccia, se ben calibrata, può avere effetti reali sui mercati globali.
Nella partita internazionale che si svolge in queste settimane in quest’area - oltre alla minaccia militare e fisica - si gioca anche un delicato equilibrio nell’etere, fatto da segnali digitali ma fondamentali, su cui si basano navigazione, comunicazioni e sicurezza.
Pan-Pan, Pan-Pan, Pan-Pan. Petroliera Altavia, qui Radio Delta. Mi ricevete? Posizione? Passo.
Quando la posizione non è più reale
I sistemi di navigazione si affidano tutti pesantemente alla posizione satellitare (GPS) e all’Automatic Identification System (AIS).
Ogni nave trasmette costantemente la propria posizione, rotta e velocità alle altre navi e alle stazioni di controllo. Se queste informazioni sono corrette, la navigazione è sicura. O così dovrebbe essere. Se le informazioni sono falsate, può succedere di tutto, anche di passare finalmente lo stretto.
Questa storia è emersa in modo evidente negli ultimi giorni nel Golfo Persico.
Diversi studi di analisti marittimi, hanno registrato centinaia di interferenze GPS e AIS che hanno fatto apparire navi in luoghi impossibili o in rotte incoerenti rispetto alla loro reale navigazione.
I segnali erano compromessi o alcune navi stavano cercando di far perdere il contatto radar?
Questo fenomeno, noto come spoofing, consiste nella trasmissione intenzionale di segnali falsi che ingannano i ricevitori e fanno sembrare che una nave si trovi in un luogo diverso da quello reale.
Qualche aneddoto
Negli ultimi giorni almeno otto navi commerciali hanno inviato segnali AIS in cui dichiaravano di essere di proprietà o equipaggio cinese per diminuire il rischio di essere attaccate mentre transitavano nello Stretto di Hormuz. Queste modifiche non corrispondono sempre a realtà, ma servono come tentativo di segnalare neutralità in un contesto di alto rischio, considerando l’attuale contesto in cui la Cina, per via dei suoi legami con l’Iran, godrebbe di un vantaggio relazionale noto. 
Anomalie nelle tracce AIS causate da interferenze
Le comunicazioni di MarineTraffic hanno mostrato che, a partire da determinate aree vicino alla costa degli Emirati Arabi Uniti, le posizioni riportate delle navi apparivano allinearsi su traiettorie lineari impossibili rispetto alla navigazione reale, segno evidente di disturbi ai sistemi di localizzazione satellitare piuttosto che di movimenti reali. 
Interferenze di scala molto ampia
In una fase di crescente tensione nell’area, provider di analisi marittime hanno registrato fino a oltre 900 navi al giorno con segnali GPS/distorti nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico, con effetti sui tankers e sulle principali rotte commerciali. 
Conseguenze pratiche
Questi fenomeni non sono semplici curiosità tecniche, perché i sistemi automatici non si fidano più dei dati di posizione, mettendo a rischio collisioni e incidenti, molte navi quindi decidono di spegnere volontariamente l’AIS vuoi per limitarne la manipolazione, vuoi per non risultare come potenziali bersagli, con grande difficoltà per controlli e sicurezza.
In questi casi gli equipaggi tornano a metodi tradizionali di navigazione (basati su radar, osservazione visiva e carte nautiche).
Un teatro di guerra diverso
Queste interferenze digitali devono essere lette anche come parte di un più ampio sforzo strategico: interferire con i sistemi di navigazione non richiede attacchi convenzionali, basta alterare la percezione di dove le navi si trovano per bloccare o rallentare i traffici.
La sfida per il settore marittimo, per le autorità di sicurezza e per le compagnie di navigazione è enorme: bisogna rendere la navigazione digitale più sicura, e allo stesso tempo preservare la sicurezza operativa nei grandi passaggi internazionali come lo Stretto di Hormuz. Come? Questa è la grande domanda.
FONTI
AP News: Ships identify themselves as Chinese around Strait of Hormuz during Iran war to avoid attacks https://apnews.com/article/6f86d32df52abc738f9cdf5bc825cc20 
gCaptain/Electronic Fog of War: GPS Spoofing Distorts Ship Traffic Near Hormuz: https://gcaptain.com/electronic-fog-of-war-gps-spoofing-distorts-ship-traffic-near-hormuz/ 
Caliber.az: GPS interference disrupts nearly 1,000 ships daily in Strait of Hormuz:https://caliber.az/en/post/gps-interference-disrupts-nearly-1-000-ships-daily-in-strait-of-hormuz
AL-Monitor — Ships brandish China-links to weave through Strait of Hormuz
Link: https://www.al-monitor.com/originals/2026/03/ships-brandish-china-links-weave-through-strait-hormuz 



